COSA CI HA PORTATO LO “ZIO D’AMERICA”

11/03/2026

Nel 1492 una spedizione partita dalla Spagna attraversò l’Atlantico per circa 70 giorni con l’idea di raggiungere le Indie navigando verso Ovest.
Il resto è storia: l’approdo a San Salvador Island, l’incontro con nuovi continenti, l’arrivo dei conquistadores e le rotte commerciali che collegarono definitivamente Europa e America.
Sulle navi che attraversavano l’oceano non viaggiavano però solo oro e argento. Dal Nuovo Mondo arrivarono anche alimenti che hanno trasformato per sempre la cucina europea, e in particolare quella italiana.
 

 

Il pomodoro: da pianta ornamentale a simbolo della cucina italiana 🍅
Oggi è uno degli ingredienti più rappresentativi della nostra cucina, ma all’inizio il pomodoro non veniva nemmeno mangiato.
Arrivato dalle Americhe nel XVI secolo, era coltivato soprattutto come pianta ornamentale. Solo più tardi iniziò a essere utilizzato in cucina, anche grazie alla diffusione nelle corti europee, tra cui quella di Luigi XIV.
Il nome “pomodoro” deriva da “mela aurea”, termine usato dal botanico Pietro Andrea Mattioli. Oggi lo conosciamo soprattutto rosso, ma esistono anche varietà gialle, verdi e persino scure.

 

La patata: un alimento inizialmente sospetto 🥔
Anche la patata non fu subito accettata in Europa. All’inizio si consumavano foglie e frutti, che però contengono solanina e possono risultare tossici. Fu l’agronomo francese Antoine-Augustin Parmentier a promuovere l’uso del tubero sotterraneo, dimostrando quanto fosse nutriente e versatile. La sua diffusione fu tale che Luigi XVI ne incentivò la coltivazione per combattere la fame.

 

Il mais: non viene dalla Turchia 🌽
In Italia è spesso chiamato granturco, ma il mais non ha nulla a che vedere con la Turchia. La pianta era già coltivata da secoli dalle civiltà mesoamericane, in particolare dai Maya, che la consideravano un alimento fondamentale. Oltre alla classica pannocchia gialla, esistono anche varietà bianche, rosse e blu.

 

Il cacao: il “cibo degli dei” 🍫
Prima dell’arrivo degli europei, il cacao era conosciuto solo nelle civiltà dell’America centrale. Il botanico Carl Linnaeus gli diede il nome scientifico Theobroma cacao, che significa proprio “cibo degli dei”. Per i Maya, i semi di cacao erano talmente preziosi da essere usati anche come moneta di scambio.

 

Fagioli: protagonisti anche nei western
Oggi sono un ingrediente comune della cucina europea, ma i fagioli erano coltivati in Messico da oltre 7.000 anni prima di arrivare sulle nostre tavole. In Europa si diffusero a partire dal XVI secolo, diventando presto un alimento economico e nutriente.

 

Peperoni e peperoncino: un viaggio dal Messico 🌶️
Nel Cinquecento il peperone era chiamato “pepe d’India”, perché si credeva provenisse dalle Indie. In realtà arrivava dal Messico, insieme al suo parente più piccante: il peperoncino. Oggi sappiamo che il peperone è anche ricco di vitamina C, ma questo beneficio era ignoto ai nostri antenati.

 

La zucca americana 🎃
La zucca era già conosciuta in Europa, ma dal Nuovo Mondo arrivò una varietà diversa: la zucca americana, con buccia arancione e striature verdi. La varietà tradizionale europea, invece, ha una buccia più grigio-verde.

 

Il tacchino: da cibo nobile a alimento comune
Il tacchino è un altro animale arrivato in Europa dopo la scoperta dell’America. Oggi è diffuso in tutto il mondo, ma tra il XVI e il XVIII secolo era considerato un alimento di lusso, destinato soprattutto alle tavole aristocratiche.

 

L’ananas: il frutto esotico per eccellenza 🍍
Tra tutti questi prodotti, l’ananas è l’unico che non può essere coltivato naturalmente in Europa e viene ancora oggi importato dalle regioni tropicali. In passato era così costoso da essere chiamato “pigna reale”, riservato alle famiglie più ricche. Il nome deriva probabilmente dalla parola indigena anana, che significa profumo.

 

Un viaggio che ha cambiato la nostra tavola
La scoperta dell’America non ha portato solo nuove terre e rotte commerciali. Ha introdotto ingredienti che oggi consideriamo indispensabili: pomodori, patate, cacao, mais, peperoni e molti altri. Senza quel viaggio attraverso l’Atlantico, la cucina europea – e soprattutto quella italiana – sarebbe completamente diversa da quella che conosciamo oggi.

 

Redatto da:
Filippo Rossi
Ricercatore in Nutrizione Umana
Dipartimento DiANA
Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali
Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza

 

 

 

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