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In tavola senza errori

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Per non fare scivoloni di stile, bastano poche regole su come disporre i bicchieri e servire le bottiglie. E poi, occhio alla pulizia...

La disposizione dei calici in tavola è spesso oggetto di dubbi e dibattiti, in primis sul numero corretto da posizionare per ogni commensale. 

La prima cosa da sapere è che nel galateo della tavola tradizionale i bicchieri consentiti per ogni commensale sono al massimo cinque: uno per l’acqua, due per i vini bianchi e due per i vini rossi. Il calice da spumante e quelli da grappa e cognac vanno portati in tavola solo al momento del servizio. Il bicchiere dell’acqua può essere diverso per forma, colori e spessore dai bicchieri da vino. 

Ma a casa, si sa, non è come al ristorante: la disponibilità di servizi di bicchieri e anche di spazio in tavola non è molta, per cui il “minimo sindacale” richiesto dal galateo è che siano disposti in tavola per ogni commensale un bicchiere per l'acqua e uno per il vino (di forma adeguata se rosso o bianco). Se pensate di servire più di un vino nella stessa serata, sarà vostra premura cambiare il bicchiere di volta in volta.

Ora che sappiamo quanti bicchieri dobbiamo mettere in tavola, i dubbi non sono finiti. La domanda è: come disporli? Il galateo dice che i calici devono essere disposti obliquamente, partendo da destra davanti al commensale e in ordine crescente di grandezza. Il primo a essere posizionato è il bicchiere dell'acqua, che sarà collocato vicino alla punta del coltello. Subito dopo, seguono i calici da vino.

La terza regola è che i bicchieri di carta o di plastica non sono contemplati in una cena, nemmeno quelli rigidi tipo flute: al massimo, sono tollerabili in un pic nic.  

La quarta e ultima regola riguarda i vini da dessert. Se non avete i bicchieri ad hoc, ricordatevi che non vanno mai servirti nel bicchiere dell'acqua, meglio semmai utilizzare il calice per il vino bianco.  

 

COME SI SERVE IL VINO

Bisogna mostrare sempre l’etichetta della bottiglia che si va a servire, in modo da poter far conoscere il nome del vino prima di apprezzarne le qualità. Dopodiché, verserete una piccola quantità nel bicchiere del vostro ospite che lo assaggerà e approverà: solo dopo la sua approvazione

Chianti Docg

Nome e Cognome 

Chianti Docg.

 

Residenza (Zona di produzione)

Comprende in tutto o in parte le province di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Pistoia, Prato. Le sottozone sono: Colli Fiorentini, Montalbano, Rufina, Montespertoli, Colli Aretini, Colline Pisane e Colli Senesi.

 

Età Questo vino, se sottoposto a un invecchiamento di almeno due anni, può aver diritto alla qualifica Riserva purché, all'atto dell'immissione al consumo, abbia un titolo alcolometrico volumico totale minimo del 12,5 %.

 

Segni particolari È composto per minimo il 70% da Sangiovese.

Al 1398 risale il primo documento notarile in cui il nome Chianti appare riferito al vino prodotto in questa zona. Il 24 settembre 1716 a Firenze il Granduca Cosimo III de' Medici emanò il Bando Sopra la Dichiarazione dé Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano, e Val d'Arno di Sopra, nel quale venivano specificati i confini delle zone entro le quali potevano essere prodotti i vini citati (in pratica una vera e propria anticipazione del concetto di Denominazione di Origine Controllata), e un Decreto con il quale istituiva una Congregazione di vigilanza sulla produzione, la spedizione, il controllo contro le frodi ed il commercio dei vini (una sorta di progenitore dei Consorzi).

 

Note degustative Vino color porpora con riflessi scarlatti e al naso emana sentori di frutta sotto spirito, mirto e ciliegia.

 

Esperienza di gusto Al palato, il corpo è medio, tornano gli aromi di frutta nera, talvolta di confettura, sicuramente di viola e un pizzico di spezie.

 

Abbinamenti con il cibo

Tutti i piatti della tradizione toscana, come i crostini di fegatini e la carne alla brace, ma anche con gran parte delle ricette di terra tipiche italiane.

 

Temperatura di servizio

16-18 °C. 

 

il bicchiere giusto

Calice da Chianti.

 


Mercatò consiglia

BRILLANTI E SENZA ODORI Gli intenditori di vino concordano sul fatto che i calici di cristallo dovrebbero essere lavati in acqua molto calda a mano. Non tutti, invece, sono d’accordo sul fatto di usare il sapone, ma qualora lo si impieghi, meglio che sia inodore (come ad esempio il sapone per pulire i biberon dei bambini). Se l'acqua calda e il detersivo delicato non bastano per togliere eventuali macchie, basta sciogliere una piccola quantità di soda con acqua calda e lasciarla riposare nel bicchiere per alcuni minuti: la soda dissolverà qualsiasi macchia aderente al bicchiere. Infine, se si vuole evitare ogni possibilità di residui di sapone si può optare per la pulizia a vapore, anche con i fumi dell'acqua che bolle in pentola. Per i decanter vale la stessa regola dei bicchieri, ma la loro forma spesso rende difficile la pulizia di tutte le macchie: si può ovviare utilizzando degli scovolini disegnati apposta, oppure delle palline di acciaio inox che, fatte roteare nel decanter, faranno sparire come per magia qualsiasi residuo di sporco. E per asciugarli? Esistono dei panni in microfibra pensati ad hoc, ma c’è persino chi utilizza il phon!

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