• Negozi
  • Le nostre marche
  • Carta Club
  • Novità
  • Spesa e Famiglia
  • Contattaci

Come si stappa

Aggiungi ai preferiti

  • Stampa

Dai tipi di cavatappi ai tappi, agli inconvenienti (mi si è rotto il tappo!), alle regole del botto, o meglio dello schiocco: il primo gesto per potere assaporare un vino non va mai sbagliato

 

Stappare una bottiglia non è un gesto naturale, ma un mix di forza, precisione e pratica. Utilizzare gli strumenti giusti, ovviamente, fa la differenza (e facilita la vita). Per secoli il mercato ha offerto solamente il cavatappi a “T”, una semplice punta elicoidale, tecnicamente chiamata “verme”, attaccata a un’impugnatura: si usa infilando la spirale metallica nel sughero facendola ruotare e poi si tira per far uscire il turacciolo. Servono dai 25 ai 40 chili di forza per compiere quest’operazione: non per niente è ritenuto il tipo di cavatappi più difficile da utilizzare ed è stato sostituito dagli altri modelli che nel tempo sono stati inventati, molto più semplici. 

La regola principale è che il turacciolo deve scivolare fuori dal collo della bottiglia senza sbriciolarsi e senza dover tirare con forza. E lentamente: un “flop” troppo sonoro potrebbe provocare uno choc al vino, che risente dei bruschi cambiamenti di pressione e dell’intrusione troppo rapida di ossigeno nella bottiglia.

GLI STRUMENTI GIUSTI

Oggi in commercio si trovano molti modelli di cavatappi, ma quelli davvero funzionali sono pochi. Tra questi c’è sicuramente il cavatappi più diffuso nelle case degli italiani, ovvero quello a doppia leva, modello del dopoguerra un po’ massiccio ma molto popolare perché è sicuro e richiede poca forza per estrarre il tappo: si appoggia la campana sul collo della bottiglia in modo da avere la punta del succhiello nel centro del sughero. 

Il cavatappi a leva (singola) è il modello più semplice: si inserisce la punta elicoidale al centro del tappo facendola girare fino a che l’appoggio della leva tocca la bocca della bottiglia, quindi si fa leva e si estrae il turacciolo. Quest’operazione richiede un minimo di forza e anche di destrezza e il difetto è che di solito il succhiello a vite è troppo corto e per estrarre i tappi più lunghi bisogna ripetere l’operazione.Non vi sentite sicuri? Niente paura, perché da poco è uscito sul mercato il cavatappi elettrico. Ha la forma simile al macina-pepe a pile e basta premere un tasto perché l’attrezzo faccia penetrare il succhiello nel tappo, e premerne un altro per procedere all’estrazione. 

 

E CON LE BOLLICINE?

Se per i vini fermi ci aiuta quello che in francese si chiama tire bouchon, per le bollicine è di rigore fare tutto a mano. Le regole sono poche ma precise: svestire la capsula della bottiglia, togliere la gabbia, quindi girare il tappo esercitando contemporaneamente un po’ di pressione quando sentirete che il tappo spinge. Questo per fare in modo che l’apertura della bottiglia sia accompagnata da un leggero sibilo fino al delicato schiocco finale. Il botto, infatti, non è più di moda, anche se nell’immaginario comune è il simbolo della festa per eccellenza.

E se il tappo fa resistenza? Niente panico. È in casi come questi che subentra la pinza da champagne, piccolo accessorio che permette, come per magia, di risolvere la situazione. Si trova nei negozi di casalinghi e nelle enoteche, oppure online, e costa pochi euro. Il tappo “testardo” viene agganciato con la pinza, poi lo si fa oscillare leggermente, quindi si fa girare la bottiglia con attenzione alla pressione, che potrebbe far saltare il tappo troppo in fretta (per questo va trattenuto con il palmo della mano). 

 

OH, SI È ROTTO IL TAPPO!

Quando si stappa una bottiglia può succedere che il tappo si rompa. In genere accade perché la punta del cavatappi non è stata inserita correttamente, oppure perché non è arrivata fino al fondo del turacciolo. Talvolta è invece colpa di un tappo troppo vecchio e asciutto: per i professionisti muniti di attrezzi speciali non è un problema, ma per un semplice amante del vino può essere un disastro.

La prima cosa da fare è cercare di togliere la parte rimasta nella bottiglia avendo cura di non romperla ulteriormente. Se il tappo si è spezzato nella parte superiore ed è bloccato nel collo della bottiglia, si può riprovare con il cavatappi ma con delicatezza. Se, invece, il turacciolo è bloccato nella parte bassa del collo della bottiglia, utilizzando il cavatappi con il succhiello il rischio è di farlo cadere nel vino. Chi non riesce nell’impresa di estrarlo, quindi, si troverà con un tappo sbriciolato nel vino: per eliminare i pezzetti di sughero di solito basta versare una piccola quantità di vino nel lavello o in un bicchiere, oppure (meglio) scaraffarlo, usando un colino a trame fitte o una garza. 

E se si rompe un tappo di champagne? In questo caso bisogna immergere la parte superiore del collo in acqua calda per due minuti, in modo da allentare il tappo, quindi si procede a estrarlo con il cavatappi, facendo sempre attenzione alla pressione interna della bottiglia.

Focus Lambrusco

Nome Lambrusco Doc

Soprannome Gli americani lo chiamano scherzosamente "the italian coke".

Residenza (Zona di produzione) 

Esistono quattro tipi di Lambrusco Doc: il Lambrusco rosso Salamino di Santa Croce secco o amabile; il Lambrusco di Sorbara che può essere rosso o rosé, secco o amabile; il Lambrusco di Modena  rosso e secco e il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro secco o amabile.

Età L'invecchiamento consigliato per la maggior parte dei Lambruschi è un anno. 

Segni particolari Il nome Lambrusco racconta l’origine di questo vitigno dalla vite selvatica, la “labrusca" che cresce incolta ai margini dei campi, già conosciuta nell’età del bronzo, come testimoniano i ritrovamenti di foglie fossili e semi risalenti all’Età del Bronzo.

Note degustative È difficile confondersi: il color rubino su toni che vanno dal chiaro allo scuro; il frizzante che si esprime in una spuma vivace ed evanescente; il profumo di viola o fruttato; la sapidità vinosa; la buona tannicità; un corpo avvertibile a volte notevole; la gradevole acidità e una moderata alcolicità. Da questi caratteri di base, ogni differente tipologia ha una propria identità in cui prevale un aspetto o un altro.

Abbinamenti con il cibo Si sposa con i piatti della cucina emiliana, caratterizzata da cibi ricchi di grassi e aromi. Si abbina bene anche con cibi robusti come carne suina, salsicce e agnello; è ottimo da gustare con i formaggi tipici della zona. Viene utilizzato in cucina anche nella preparazione di piatti come lo zampone e il cotechino, o primi piatti come il risotto al Lambrusco e la pasta al Lambrusco. Entra inoltre nella preparazione di cocktail, miscelato ad altri alcolici e frutta e servito come aperitivo.

Temperatura di servizio Da servire a 12-14 °C per cogliere appieno fragranze e profumi.

Il bicchiere giusto Il bicchiere da Chianti (a tulipano) oppure il classico da osteria.


Mercatò consiglia

Si sposa con robusti come carne suina, salsicce e agnello; è ottimo da gustare con i formaggi. Viene utilizzato in cucina anche nella preparazione di piatti come lo zampone e il cotechino, o primi piatti come il risotto al Lambrusco e la pasta al Lambrusco.

ENTRA IN

Tanti vantaggi per te!

Buoni sconto

Offerte su misura

Servizi esclusivi

Registrati

Non sei ancora registrato?

REGISTRATI ORA

La registrazione è completamente gratuita e ti dà diritto a numerose inziative e offerte riservate agli utenti registrati!